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Val d'Orcia. La collina dipinta nel cuore della Toscana
martedì 27 nov 2018 Alle ore : 18:26
Val d'Orcia. La collina dipinta nel cuore della Toscana.
Morbide colline che l'autunno rende quasi lunari. Chiesette in cima e viali bianchi contornati da cipressi dipinti. Vivere la Val d'Orcia in autunno è come entrare in un quadro. Un quadro che si può apprezzare in migliaia di angolazioni diverse, tra Montepulciano, Pienza, piccola patria del Rinascimento e del "cacio", e Montalcino. In un breve tour che unisce arte, architettura e natura da percorrere con lentezza in un weekend. Tra casali dispersi dove soggiornare e paesini dove il tempo sembra essersi fermato.

La valle, patrimonio dell’Unesco. La Val d’Orcia, con i suoi magnifici paesini rinascimentali e i suoi dolci colli, è dal 2004 patrimonio dell’Unesco grazie alla perfetta conservazione del suo paesaggio antropizzato, ridisegnato per rispettare i criteri estetici e “del buon governo” di ispirazione rinascimentale. Il paesaggio ondulato e i cipressi che rompono la linea dell’orizzonte hanno influenzato i pittori del ‘500, al punto da diventare scorci iconici di uno dei movimenti artistici e culturali più floridi che vi siano stati in Italia.

Montepulciano, la porta dell’Orcia. Dall’Autostrada del Sole, lungo il confine tra Toscana e Umbria, raggiungiamo Montepulciano. Arroccata su un colle, è un borgo unico con eleganti edifici rinascimentali e antiche chiese. Pur essendo uno dei luoghi più famosi al mondo per la produzione del vino Nobile, ha goduto recentemente di una più ampia notorietà dopo che le sue piazze e i suoi palazzi hanno fatto da perfetta scenografia ai protagonisti del film New Moon della saga giovanile Twilight. Da non perdere Piazza Grande e il paesaggio che si gode dai punti più alti della città sui vigneti della Val d’Orcia.
Pienza, la “città ideale”. Dopo un veloce tour di Montepulciano, proseguiamo il nostro itinerario verso il piccolo paese di Pienza, vero cuore pulsante della valle, con la sua incredibile concentrazione di architetture rinascimentali. Nel ‘500 era considerata la “Città ideale”. Del suo antico fascino non si è perduto nulla. Tutto è rimasto perfettamente intatto, a iniziare dalla sua struttura urbana. Provenendo da Montepulciano, raggiungiamo Pienza da nord seguendo la strada provinciale 146. Dopo aver lasciato l’auto lungo le vie della zona nuova, entriamo da Porta al Prato e torniamo indietro nel tempo. Lungo Corso Rossellino il ritmo della vita rallenta tra botteghe artigiane dove si vendono abiti di lana e negozietti dove l’odore del “cacio” è così intenso da far venire l’acquolina in bocca. Raggiungiamo Piazza Pio II, intitolata a papa Piccolomini, ideatore della Pienza rinascimentale e progettata dall’architetto Bernardo Rossellino. Sulla piazza si affaccia il Duomo, nota anche come Cattedrale dell’Assunta, il quale, come uno scrigno, contiene vari dipinti rinascimentali ed è sovrastato da un tipico campanile dalla forma ottagonale. Sempre sulla piazza si affaccia Palazzo Piccolomini, alla destra del Duomo, residenza estiva di Papa Pio II. È imperdibile una visita al suo giardino pensile che si apre sulla Val d’Orcia. Di fronte al Duomo, invece, c’è il Palazzo Comunale, un tempo residenza dei Priori ed espressione del potere temporale. L’edificio è caratterizzato da un ampio portico e da quattro bifore nella parte superiore. Appena fuori dal borgo, lungo una strada leggermente in discesa, c’è la Pieve di Corsignano, fondata nel VII secolo in stile romanico. La Pieve ha mantenuto il nome originario del borgo. Infatti, l’abitato di Pienza era conosciuto come Corsignano. Dopo l’intervento di Pio II la cittadina cambiò
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Morbide colline che l'autunno rende quasi lunari. Chiesette in cima e viali bianchi contornati da cipressi dipinti. Vivere la Val d'Orcia in autunno è come entrare in un quadro. Un quadro che si può apprezzare in migliaia di angolazioni diverse, tra Montepulciano, Pienza, piccola patria del Rinascimento e del "cacio", e Montalcino. In un breve tour che unisce arte, architettura e natura da percorrere con lentezza in un weekend. Tra casali dispersi dove soggiornare e paesini dove il tempo sembra essersi fermato.

La valle, patrimonio dell’Unesco. La Val d’Orcia, con i suoi magnifici paesini rinascimentali e i suoi dolci colli, è dal 2004 patrimonio dell’Unesco grazie alla perfetta conservazione del suo paesaggio antropizzato, ridisegnato per rispettare i criteri estetici e “del buon governo” di ispirazione rinascimentale. Il paesaggio ondulato e i cipressi che rompono la linea dell’orizzonte hanno influenzato i pittori del ‘500, al punto da diventare scorci iconici di uno dei movimenti artistici e culturali più floridi che vi siano stati in Italia.

Montepulciano, la porta dell’Orcia. Dall’Autostrada del Sole, lungo il confine tra Toscana e Umbria, raggiungiamo Montepulciano. Arroccata su un colle, è un borgo unico con eleganti edifici rinascimentali e antiche chiese. Pur essendo uno dei luoghi più famosi al mondo per la produzione del vino Nobile, ha goduto recentemente di una più ampia notorietà dopo che le sue piazze e i suoi palazzi hanno fatto da perfetta scenografia ai protagonisti del film New Moon della saga giovanile Twilight. Da non perdere Piazza Grande e il paesaggio che si gode dai punti più alti della città sui vigneti della Val d’Orcia.

Pienza, la “città ideale”. Dopo un veloce tour di Montepulciano, proseguiamo il nostro itinerario verso il piccolo paese di Pienza, vero cuore pulsante della valle, con la sua incredibile concentrazione di architetture rinascimentali. Nel ‘500 era considerata la “Città ideale”. Del suo antico fascino non si è perduto nulla. Tutto è rimasto perfettamente intatto, a iniziare dalla sua struttura urbana. Provenendo da Montepulciano, raggiungiamo Pienza da nord seguendo la strada provinciale 146. Dopo aver lasciato l’auto lungo le vie della zona nuova, entriamo da Porta al Prato e torniamo indietro nel tempo. Lungo Corso Rossellino il ritmo della vita rallenta tra botteghe artigiane dove si vendono abiti di lana e negozietti dove l’odore del “cacio” è così intenso da far venire l’acquolina in bocca. Raggiungiamo Piazza Pio II, intitolata a papa Piccolomini, ideatore della Pienza rinascimentale e progettata dall’architetto Bernardo Rossellino. Sulla piazza si affaccia il Duomo, nota anche come Cattedrale dell’Assunta, il quale, come uno scrigno, contiene vari dipinti rinascimentali ed è sovrastato da un tipico campanile dalla forma ottagonale. Sempre sulla piazza si affaccia Palazzo Piccolomini, alla destra del Duomo, residenza estiva di Papa Pio II. È imperdibile una visita al suo giardino pensile che si apre sulla Val d’Orcia. Di fronte al Duomo, invece, c’è il Palazzo Comunale, un tempo residenza dei Priori ed espressione del potere temporale. L’edificio è caratterizzato da un ampio portico e da quattro bifore nella parte superiore. Appena fuori dal borgo, lungo una strada leggermente in discesa, c’è la Pieve di Corsignano, fondata nel VII secolo in stile romanico. La Pieve ha mantenuto il nome originario del borgo. Infatti, l’abitato di Pienza era conosciuto come Corsignano. Dopo l’intervento di Pio II la cittadina cambiò nome e divenne “la città di Pio”, Pienza.
Tra Pienza e San Quirico, la cappella sulla collina. Lasciando la “Città ideale”, l’itinerario prosegue ora in un paesaggio onirico che in autunno appare quasi lunare. Tra Pienza e San Quirico d’Orcia si entra letteralmente dentro un quadro tra colline brulle, colori irreali, strade bianche che salgono sinuose e vengono accompagnate da filari di cipressi, piccole pievi nelle campagne. La strada lambisce a sud il territorio delle Crete senesi; così volgendo lo sguardo verso nord si possono ammirare calanchi e biancane, erosi dalla pioggia e dal vento e che restituiscono al paesaggio un elemento unico che tra la terra grigia dell’autunno, dona pennellate di bianco calcareo. A metà strada tra Pienza e San Quirico d’Orcia c’è, nascosta dietro una collina, la piccola Cappella della Madonna di Vitaleta. Forse non conoscevate il suo nome ma sicuramente la ricordate in molte pubblicità e in varie riviste illustrate. Contornata da cipressi, è stata eretta nel 1553 su un tabernacolo più antico, nello stesso posto in cui la Madonna sarebbe apparsa a una pastorella. Non è semplice raggiungerla. Provenendo da Pienza lungo la provinciale 146 si svolta a sinistra all’altezza dell’agriturismo Cretaiole. Una strada bianca si distende tra le colline in un paesaggio irreale. Ancora più irreale il tratto che va percorso a piedi sul crinale di una collina, dopo aver parcheggiato l’auto dietro il cancello che sbarra la strada. Si raggiunge la cappella da dietro, mentre nei campi i contadini muovono enormi trattori che trovano ricovero nella vicina fattoria.

San Quirico, nel segno della via Francigena. San Quirico era un’importante stazione lungo la via Francigena. Eretto in cima a una collina, mantiene ancora la sua struttura medievale, racchiusa dalle sue mura. Entrando dalla porta di nord-ovest, ci troviamo subito di fronte alla Collegiata di San Quirico e Giulietta, in stile romanico con elementi gotici. A fianco della Collegiata c’è Palazzo Chigi, oggi sede del comune. Da non perdere, poco avanti, gli Horti Leonini, un giardino all’italiana disegnato da Diomede Leoni in periodo rinascimentale. Al suo interno, oltre alla statua di Cosimo III de’ Medici ci sono anche i resti della Torre del Cassero, struttura medievale distrutta durante la seconda guerra mondiale.

Montalcino, la città del vino. Usciamo dalla cittadina e seguiamo la strada regionale 2 verso ovest. Sempre verso ponente, lasciamo la regionale per proseguire lungo la provinciale 14. Dopo pochi chilometri siamo a Montalcino, la città del Brunello. La sua struttura medievale e rinascimentale è perfettamente intatta. L’abitato, infatti, non ha subito cambiamenti dal XVI secolo. Il borgo è dominato dalla possente Rocca, una fortezza realizzata nel 1361 quando passò sotto il dominio di Siena. Da non perdere è il Palazzo dei Priori con la sua stretta e lunga torre, sede del comune in Piazza del Popolo, il Palazzo vescovile e la Cattedrale del Santissimo Salvatore. Tra i vicoli ci si può perdere tra botteghe di artigiani ed enoteche dove è possibile acquistare i due vini che hanno reso Montalcino famoso in tutto il mondo: il Brunello e il Rosso.
L’abbazia di Carlo Magno. Dopo aver visitato Montalcino e aver assaporato un buon bicchiere di vino, proseguiamo verso l’Abbazia di Sant’Antimo verso sud lungo la provinciale 55. Il paesaggio è ora meno arioso. Le brulle colline di cipressi lasciano spazio alla boscaglia. L’Abbazia si raggiunge da Castelnuovo dell’Abate: una stradina in discesa che poi piega verso sinistra ci riporta indietro nel tempo. Si tratta di un complesso religioso dei benedettini, senza tempo, bellissimo nella sua incredibile semplicità. La chiesa attuale è stata costruita nel XII secolo, su una struttura molto più antica, forse del IX secolo per volere di Carlo Magno. Nel periodo comunale inizia per l’Abbazia un lungo declino. Solo sul finire del XIX secolo, viene intrapresa una lunga opera di recupero che le ha ridato lo splendore originario. Con un po’ di fortuna si può assistere anche a un concerto di Canto Gregoriano, mentre nella farmacia si possono acquistare prodotti realizzati secondo le ricette della millenaria tradizione erboristica monastica, una tradizione che risale all’alto Medioevo.
Bagno Vignoni, relax alle terme dei romani. Proseguiamo lungo la provinciale 55 in direzione sud-est e svoltiamo sulla statale 323 all’altezza del villaggio Poggio Rosa. Raggiungiamo, quindi, il romantico Castiglione d’Orcia. Il paesaggio si apre nuovamente e le colline si addolciscono. Poco più avanti troviamo Bagno Vignoni. Si tratta di un piccolo villaggio di 30 abitanti che ha, al posto di una piazza centrale, una grande vasca d’acqua termale realizzata in epoca rinascimentale. L’area era frequentata sin dai tempi dei romani che già conoscevano le qualità delle acque. Oggi il villaggio è circondato da strutture alberghiere e termali dove rilassarsi un weekend o una settimana, immersi in un paesaggio unico. La sorgente è proprio sotto la vasca. Da qui l’acqua defluisce in una scarpata del Parco naturale dei Mulini dove si possono ammirare quattro mulini medievali scavati nella roccia, gli unici che potevano funzionare anche nelle estati più siccitose, grazie all’inesauribile acqua termale.

La Cassia, guidando in un sogno. Nei pressi di Bagno Vignoni c’è la via Cassia (regionale 2) che qui si sovrappone alla via Francigena. La percorriamo in direzione sud-est fino al torrente Formone. Sulla destra i colori della sera, le colline brulle e i filari di cipressi rendono il paesaggio fiabesco e a tratti irreale. Svoltiamo, quindi sulla provinciale 40 in direzione nord-est fino a Chianciano Terme e poi sulla provinciale 146 fino a Chiusi, al casello dell’Autostrada del Sole.

Cosa mangiare? In autunno sono vari i piatti della tradizione: dalla fiorentina alla ribollita, senza dimenticare i crostini di fegato, le fettuccine al tartufo delle crete senesi, e i formaggi di Pienza stagionati tra foglie d’alloro o nel fieno. Il tutto accompagnato da un filo d’olio novello, da un bicchiere di Brunello e dal crepitare di un caminetto.

Dove dormire? In Val d’Orcia non mancano le strutture alberghiere. Ma per vivere un’esperienza unica e più autentica, la scelta migliore è l’agriturismo, magari disperso tra le colline dove guardare il tramonto dal giardino e risvegliarsi con la luce del sole che sorge e che entra dalle persiane. In alternativa, se alla scoperta del territorio si vuole coniugare il relax termale, si può scegliere di soggiornare negli hotel spa nei pressi di Bagno Vignoni.
FONTE:https://www.repubblica.it/viaggi/2018/11/26/news/toscana_orcia_itinerario_lento-212682960/?fbclid=IwAR2MQz9nGmUsunKtyPbyDZtCvQZLRGVs8Jt-AyjEQlOPWH032NMdGFYHrS8

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